Denti inclusi: cause e soluzioni di un
problema diffuso.

Quando sorridiamo il nostro stato d’animo riscontra dei benefici quasi
immediati: percepiamo meno lo stress, e ci sentiamo di umore migliore.

Tuttavia non sempre ci lasciamo andare ad un sorriso spontaneo, in alcuni casi il motivo risiede nella sensazione di disagio che viene innescata anche da problematiche dentali. Soprattutto quando parliamo di inestetismi, come possono essere quelli causati dai “denti inclusi”.
Si tratta di un aspetto che si manifesta il più delle volte in età pre adolescenziale, e che richiede spesso un trattamento chirurgico e/o ortodontico.

DIAMO UNA DEFINIZIONE AI DENTI INCLUSI

  • I denti si definiscono inclusi quando non riescono a erompere dalla gengiva nella loro sede naturale, il più delle volte rimanendo incarcerati nell’osso per molto tempo o addirittura per tutta la vita. A volte si parla di inclusione dentaria, altre volte di disodontiasi. Sono due aspetti simili dello stesso problema ma con alcune differenze tra di loro. Nel primo caso il dente è del tutto asintomatico, non da segni di alcun tipo, nel secondo invece è tipicamente accompagnato da disturbi vari che di seguito elencheremo. Quasi sempre riconoscono entrambi come causa la mancanza di spazio nell’arcata dentaria.

In questo articolo vorremmo fare chiarezza sul concetto dei denti inclusi e sulle cause di questo diffuso problema odontoiatrico, illustrandovi quali sono le possibilità di intervento per porvi rimedio.

Innanzi tutto parliamo delle due circostanze più diffuse tra i nostri pazienti, ovvero i denti del giudizio ed i canini, i quali richiedono un’argomentazione separata e distinta sia come inquadramento che come approccio terapeutico.

Ripetendo, con il termine generico di inclusione dentaria si intende la mancata eruzione di un dente, durante il periodo di crescita dello stesso, per un anomalo orientamento nel comparto osseo, o per la mancanza di un adeguato spazio nell’arcata dentale. Si tratta, come già detto, di una situazione in comune tra i denti del giudizio ed i denti canini, con le dovute distinzioni.

È opportuno conoscere e approfondire questa patologia per un duplice motivo:

  • È una situazione che tende a verificarsi con una certa frequenza. 
  • Se non affrontata correttamente e tempestivamente, l’inclusione dentale può portare a delle complicanze, estetiche e funzionali che si aggravano con il passare del tempo.

Come si è detto in precedenza i denti del giudizio hanno un’incidenza maggiore, con una sintomatologia che frequentemente si affaccia nell’età adolescenziale (tra i 18 ed i 25 anni), ma nello stesso tempo la soluzione risulta più immediata (l’estrazione).

Di contro i canini con difficoltà ad erompere, o qualsivoglia altro dente che necessita di essere recuperato, hanno un’incidenza inferiore, non danno quasi mai una sintomatologia apprezzabile, però il piano di trattamento richiede una procedura decisamente più lunga e laboriosa (indaginosi trattamenti ortodontici e/o chirurgici).

DENTI DEL GIUDIZIO: COME NASCONO E QUALI IMPLICAZIONE HANNO?

Partiamo innanzitutto approfondendo i denti del giudizio, o denti del senno.
Come nascono?
Nell’età adolescenziale frequentemente possono insorgere disturbi come arrossamenti gengivali accompagnati da forti dolori nella zona posteriore della bocca, in corrispondenza degli ultimi denti. Questi sono alcuni dei primi segnali che si manifestano quando nel cavo orale si sta verificando una “disodontiasi” a carico del dente del giudizio.

La disodontiasi origina da questa difficoltà di eruzione, vuoi per una mancanza di spazio, come dicevamo prima, vuoi per un mal posizionamento in arcata. Questa mancata eruzione il più delle volte si accompagna, in virtù della difficoltà di effettuare un’igiene orale efficace, ad infezione della zona circostante l’elemento dentale, che è la vera causa del dolore. Si viene a creare intorno al dente un ambiente ottimale per la crescita dei batteri che proliferando danno origine a veri e propri fenomeni infiammatori dolorosi.
Nel lungo periodo, qualora questa situazione venga trascurata, potrebbe portare anche ad una condizione estrema di blocco mandibolare (trisma), con grossa difficoltà nell’apertura della bocca, associata spesso a sanguinamento delle gengive, nevralgie facciali e alitosi. In casi in cui l’infezione è piuttosto grave, si riscontra anche a un gonfiore dei linfonodi del collo, ed un certo rialzo febbrile.

In queste casi è molto difficoltoso anche effettuare una corretta igiene orale, ed il persistere di questa condizione porta inevitabilmente alla comparsa di carie dentarie. Spesso non viene considerato anche il fatto che il ristagno di cibo, conseguente al mal posizionamento del dente del giudizio, può arrecare un’altra subdola complicanza che si manifesta a carico dei dente che lo precede. Stiamo parlando di insidiose carie sulla radice del dente anteriore che difficilmente trovano nella una cura conservativa la soluzione migliore. Il più delle volte si è costretti ad estrarre entrambi i denti, questo per aver sottovalutato la presenza del dente in questione. Altre volte, la permanenza di un dente completamente incluso può dare origine ad un’altra subdola evenienza (questa assolutamente silente) che porta allo sviluppo di una cisti del follicolo che riveste il dente stesso. Essa può assumere nel tempo dimensioni di una certo rilievo, da dover richiedere un trattamento chirurgico in anestesia generale.

Un altro aspetto che molto frequentemente si manifesta verso il diciottesimo anno circa è l’evenienza non gradita di un certo disallineamento dentale tardivo dei denti anteriori, in particolare degli incisivi inferiori. Questa conseguenza viene interpretata dai più come l’effetto di spinta verso l’avanti da parte dei denti del giudizio in fase di eruzione. Su quest’ultimo aspetto si allaccia un argomento per alcuni controverso, ovvero quello dell’estrazione precoce dei germi di quello che sarà il futuro il dente del giudizio (germectomia). Si pensa che la loro estrazione in età preadolescenziale (10-14 anni) possa eliminare questa spiacevole complicanza soprattutto in chi ha affrontato precedentemente un trattamento ortodontico per la correzione di malocclusioni dentarie.

COME SI ORIGINANO I DENTI INCLUSI?

Le contingenze che possono portare ad un’inclusione dentale sono diverse. Potrebbe essere capitato anche a voi di riconoscervi in situazioni simili: vediamole insieme.

  • Fattori ereditari.
    È frequente il riscontro delle stesse problematiche nei figli di genitori che hanno avuto, a loro tempo, lo stesso episodio di disodontiasi. Quello che si eredita in realtà è la conformazione anatomica di tutta la bocca, e quindi la sopra menzionata mancanza di spazio nella zona posteriore dell’arcata dentale. 

COME SI DIAGNOSTICANO I DENTI INCLUSI?

Prima di procedere ad una cura risolutiva è necessario ricorrere ad una serie di indagini preliminari per la diagnosi. Il primo approccio è di tipo clinico, la visita che si effettua in studio, possibilmente insieme ad una Rx Ortopantomografica (comunemente chiamata “Panoramica”) per valutare la reale posizione del dente, e la sua prossimità al nervo mandibolare.

Nel caso in cui, da questo esame, si evidenzia una stretta continuità tra i due, sarà necessario ed indispensabile eseguire una TAC della regione interessata dalla disodontiasi per avere una valutazione tridimensionale, e per ridurre il rischio di lesionare il nervo mandibolare durante l’estrazione. Recentemente TAC digitalizzate come la CBCT, consentono di affrontare in maniera più snella e sicura questo iter diagnostico.

DENTI INCLUSI: TERAPIA

La terapia della disodontiasi degli ottavi, sia superiori che inferiori, è essenzialmente di tipo chirurgico, in quanto difficilmente un approccio conservativo potrà essere risolutivo. Quasi sempre l’intervento è effettuabile in anestesia locale, con o senza una sedazione cosciente assistita, in relazione alla posizione del dente, al livello di inclusione ossea, alla sua vicinanza con il nervo mandibolare ed alla volontà del paziente stesso di affrontare questo intervento con meno preoccupazioni.

Esistono più livelli di intervento, a seconda della forma e numero delle radici, e della posizione del dente.
Semplificando possiamo dire che:

  • Se il dente presenta radici unite ed è correttamente posizionato in arcata (cioè allo stesso livello degli altri denti) si estrarrà semplicemente smuovendolo prima con leve specifiche, e successivamente asportandolo con pinze delicatamente;
  • Se invece questi denti presentano delle radici anomale (ne esistono di particolari che ricordano la forma di un uncino), ma il dente è sempre collocato in arcata, si preferisce suddividerlo in più parti per evitare che rimangano frammenti di esso all’interno;
  • Nel caso in cui il dente da estrarre è incluso (interamente o parzialmente all’interno dell’osso) diventa indispensabile asportare del tessuto circostante che ne ostacola la fuoriuscita, e comunque frazionandolo per poterlo estrarre sempre con strumenti dedicati (vedi anche articolo sulla Chirurgia Piezoelettrica).

DECORSO POST-OPERATORIO

Dopo l’estrazione possono verificarsi delle complicanze di varia entità che vanno dal gonfiore che generalmente regredisce in pochi giorni, al leggero malessere. Questi sintomi fanno parte del normale decorso delle estrazioni non molto complesse. Il dolore solitamente raggiunge il suo massimo livello quando passa l’effetto dell’anestesia, e si protrae per circa 3/5 giorni. 

Pertanto è consigliabile assumere un antidolorifico ed un antibiotico immediatamente dopo l’intervento chirurgico, applicare del ghiaccio sulla zona per 2 ore circa in modo da minimizzare il gonfiore post operatorio. Il sanguinamento, se presente, generalmente è di lieve entità.

CONCLUSIONI

L’uso progressivo delle tecnologie digitali come la TC CONE-BEAM e la Chirurgia Piezoelettrica permettono di migliorare la qualità degli interventi, soprattutto elevandone il livello di sicurezza. Ogni paziente è unico con esigenze e problematiche diverse dagli altri, per cui il percorso di cura ed i postumi si manifestano in maniera differente.

Le buone pratiche da attuare hanno inizio sin da quando si è in età infantile, le visite periodiche con il vostro odontoiatra di fiducia possono assicurare un controllo costante dell’evoluzione e del posizionamento dei denti.

Concludendo possiamo affermare che, insieme si possono affrontare le problematiche nel momento in cui queste si presentano, ma la prevenzione risulta sempre il miglior modo per affrontarle, e ristabilire uno stato di salute della bocca.

Non dimenticate di sottoporvi periodicamente a semplici visite di controllo, prenotate una visita o contattate Grilli Studi Odontoiatrici.

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